Fare Chiarezza

Luigi Paolo Roccalbegni

Sono passati cinque anni dall'entrata in vigore della legge n.4/13 che disciplina l'esercizio delle professioni, tuttavia rispondendo alle telefonate degli psicomotricisti o dei soci di associazioni professionali mi sono accorto che ci sono ancora molti aspetti non conosciuti o situazioni molto confuse che necessitano di chiarimenti. Proverò ad affrontarne alcuni:

A) Approvata la legge n.4/2013, è necessario darne applicazione nella vita quotidiana sia come Associazione professionale (A.I.P.) che come singoli professionisti.
In particolare le associazioni devono:- attivare lo sportello per i rapporti con il pubblico (informazioni su come e dove reperire gli psicomotricisti più vicini o con una specializzazione particolare, raccpogliere lamentele e denunce di comportamenti deontologicamente scorretti, rispondere a richieste di verifica sulla professionalità degli psicomotricisti associati, ecc.) e rende pubblico l'elenco degli iscritti al registro professionale.
-  promuove ogni anno un programma di iniziative per la formazione e l'aggiornamento professionale dei propri soci con il riconoscimento di appositi crediti formativi (ad es.1 credito per ogni ora di formazione/aggiornamento effettuato).
- rilasciare, su richiesta specifica, attestazioni di iscrizione all'associazione e al registro professionale.

I singoli professionisti devono:
- citare obbligatoriamente nella carta intestata, nei biglietti da visita e nella pubblicità di qualunque tipo la seguente dicitura: "psicomotricista, professione disciplinata a norma della legge n.4/2013, non regolamentata da Ordini o Collegi". Inoltre possono citare il nome dell'associazione a cui sono iscritti, il numero di tessera e di iscrizione al registro professionale.
- Gli psicomotricisti iscritti sono tenuti a rispettare le norme deontologiche e disciplinari e ad aggiornarsi con almeno 50 crediti formativi ogni anno.

B) Periodicamente vengono diffuse notizie non corrette, ad esempio l'invito a presentare domande di equivalenza a titoli di studio anche se non si è in possesso dei titoli necessari.
Arrivano alla segreteria di I.F.R.A. molte telefonate di psicomotricisti che chiedono indicazioni per presentare la documentazione necessaria per ottenere l'equivalenza con il titolo di Terapista della Neuro e Psicomotricità in base a quanto definito nell'accordo Stato/Regioni n.17/CSR del 10/2/2011, recepito con DPCM del 26/7/2011, pubblicato sulla Gazzetta Ufficiale n.191 del 18/8/2011 e recepito da specifici provvedimenti regionali del mese di Ottobre 2013.
Questi provvedimenti servono a definire una equivalenza fra i titoli conseguiti da chi ha concluso formazioni in campo sanitario anteriori al 17 marzo 1999 presso corsi a fini speciali realizzati o riconosciuti da Amministrazioni Regionali o Provinciali. La scadenza del marzo 1999 è determinata dal fatto che in quella data sono stati attivati i corsi di laurea specifici per le diverse professionalità, riconosciute poi con decreti ministeriali specifici nel mese di luglio 2000.
I corsi di Psicomotricità non sono mai stati inseriti in ambito sanitario nè hanno mai ricevuto riconoscimenti in questo senso da Regioni o Province. Gli attestati triennali non sono quindi titoli che rientrano tra quelli previsti dall'accordo Stato/Regioni.
I provvedimenti regionali sono stati pensati esclusivamente per quei professionisti che formatisi prima dell'istituzione dei corsi di laurea specifici (fra 31/12/1995 e il 17 marzo 1999) hanno operato, e in molti casi sono stati assunti, in base alle leggi in vigore a quel tempo, e ora si trovano esposti al rischio di licenziamento perchè privi del titolo di studio previsto dalle leggi attuali per la costituzione delle piante organiche nei servizi sanitari pubblici e privati.
Spingere le persone a fare delle pratiche formali sapendo che i titoli posseduti non sono corrispondenti a quelli richiesti è quantomeno irresponsabile, produce aspettative ed attese che non possono essere soddisfatte ed intasa di documenti gli uffici che devono valutarli con conseguente perdita di tempo e di denaro pubblico.

 A tutto questo si aggiunge il fatto che non vengono date informazioni sulle nuove prospettive che si aprono per gli psicomotricisti con l'approvazione della legge n.4/2013.

C) In questi ultimi mesi molte persone telefonano per avere chiarimenti sui diversi percorsi formativi per diventare psicomotricisti. Nonostante da oltre venticinque anni le associazioni degli psicomotricisti abbiano definito, sia a livello nazionale che a livello europeo, che la formazione deve essere di almeno tre anni e da quindici anni che deve essere di almeno duemilaquattrocento ore, continuano ad esistere dei corsi che asseriscono di completare la formazione professionale in tre mesi, un anno, due anni o anche tre anni per un totale di ore inferiore alle mille. In nessuno di questi corsi si specifica che quelle formazioni non permettono un tempo sufficiente per costruire una strumentazione ed una esperienza sufficiente per l'esercizio della professione, non permettono l'iscrizione alle associazioni professionali e di conseguenza nemmeno l'iscrizione  ai registri professionali. In base alla legge n.4/13 questi sono elementi qualificanti per l'esercizio della professione anche se l'iscrizione alle associazioni e ai registri non è obbligatoria. In questi ultimi mesi abbiamo ricevuto diverse richieste da parte delle famiglie per verificare le capacità professionali degli psicomotricisti che seguono i loro figli. In questo momento le associazioni non sono in grado di garantire le capacità professionali di questo o quello psicomotricista, ma possono attestare che quel professionista ha effettuato un percorso formativo completo e che investe nella sua professionalità facendo aggiornamento e sottoponendosi a verifiche periodiche della propria competenza come previsto dalla direttiva europea 36CE/2005.

D) Alcuni psicomotricisti hanno telefonato per chiedere chiarimenti rispetto a formazioni che rilasciano il titolo di "psicomotricista europeo" e garantiscono la possibilità di lavorare in tutti paesi dell'UE. Anche in questo caso si tratta di pura disinformazione: il titolo di psicomotricista europeo in questo momento è privo di qualsiasi attendibilità.
Questo titolo sarà il risultato di un lungo percorso appena iniziato.
Il primo passo fondamentale è stata l'approvazione della legge 4/2013 che definisce le modalità per l'esercizio delle professioni e la costituzione del Registro Ministeriale delle associazioni di categoria e crea un sistema legislativo analogo a quello degli altri paesi europei. Altro passo importante è stato il convegno del CAIP che si è tenuto a Roma il 12/12/2012, in cui è stato ufficializzato il profilo dello psicomotricista, il percorso formativo che abilita alla professione, il codice deontologico e quello disciplinare. Questi elementi nel loro insieme costituiscono la piattaforma italiana della psicomotricità sulla quale andremo ad aggregare le altre associazioni degli psicomotricisti italiani.
Il passo successivo si sposta a livello europeo per confrontare le diverse piattaforme nazionali e concordare una piattaforma unica per almeno diciotto paesi. Con questi requisiti si potrà ottenere il riconoscimento della UE per il profilo dello psicomotricista europeo.
Come si può vedere la strada da fare è ancora lunga e solo al suo termine si potrà parlare realisticamente dei percorsi formativi necessari per essere riconosciuti in tutti i paesi della UE. Spero che ora sia abbastanza chiaro il motivo per cui all'inizio dicevo che parlare oggi di psicomotricista europeo o dare il proprio patrocinio a queste iniziative è dimostrazione di incompetenza e in certi casi di malafede.

A fronte di tanta disinformazione oggi è fondamentale far circolare informazioni complete e trasparenti, solo in questo modo è possibile limitare gli abusi e le truffe nel campo dell'esercizio della professione. Chi esercita la professione di psicomotricista deve avere una formazione di base in linea con le direttive europee e adeguata a garantire una vera competenza professionale. Le scuole sono responsabili verso le associazioni e verso gli utenti delle capacità dei corsisti che hanno terminato la formazione. Le associazioni si fanno garanti della gestione degli esami di ammissione e dell'aggiornamento del registro professionale nonchè dell'attestazione delle competenze e degli aggiornamenti professionali effettuati dai soci registrati.
L'A.I.P.  fa parte del COLAP, associazione di secondo livello che raccoglie e rappresenta le principali associazioni professionali nazionali, garantisce un controllo sul corretto funzionamento degli organismi associati e li rappresenta nei confronti dei ministeri e di tutti gli organismi nazionali che si occupano dell'esercizio delle professioni. Il COLAP è stato protagonista nella stesura e nell'approvazione della legge 4/2013. Il COLAP ha raggiunto un accordo di collaborazione con l'ADICONSUM, che rappresenta i consumatori, e con UNI e ACCREDIA intende costruire un sistema di certificazione di qualità, di verifica delle prestazioni erogate e di certificazione dei professionisti e delle loro associazioni.

    Nei prossimi anni l'A.I.P. sarà impegnata a definire i parametri indispensabili per il rilascio delle attestazioni di competenza e delle certificazioni professionali. Con la definizione di questi parametri contribuiremo a far sì che il campo della psicomotricità non sia più terra di nessuno, in cui ogni improvvisazione ed autodefinizione è possibile, ma un territorio definito per le sue caratteristiche e per le specifiche competenze professionali necessarie. I percorsi formativi di base e l'impegno personale per l'aggiornamento professionale nel tempo diventano elementi qualificanti per il riconoscimento della professionalità e della serietà del professionista.

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