Vissuti in giochi di gruppo

Roberta Sturani, Luigi Paolo Roccalbegni

Gioco, giocare e gruppo.
All'interno del tema del gioco, aggiungiamo qualche parola sul gruppo, ovvero sulla dimensione gruppale, che è lo specifico del nostro interesse e anche del nostro lavoro, mio e di Roccalbegni, all'interno dell'I.F.R.A di Bologna.
Vorrei dire innanzitutto che noi abbiamo lavorato sempre con una visione gruppale, in particolare con riferimenti alla teoria del Gruppo Operativo, fondata da Pichon-Rivière in Argentina e poi cresciuta attraverso la ricerca applicata dei suoi allievi.
La situazione gruppale è stata da noi offerta come dispositivo di lavoro sia in ambito formativo che in ambito educativo e di aiuto alla difficoltà. La situazione gruppale è stata quindi utilizzata concretamente da persone di età molto diverse: dai due anni e mezzo all'età adulta.
Una parte delle situazioni gruppali era costituita da gruppi di discussione, un'altra come gruppi anche di esperienza corporea, altre come gruppi di psicomotricità. Non tutte hanno utilizzato lo stesso schema di conduzione o coordinazione.
  
A proposito del gruppo e del gioco, ci sembra di poter parlare di gioco gruppale, da intendere quasi come sinonimo di processo gruppale, ovvero come l'insieme delle azioni reali e simboliche che ne costituiscono la vita in divenire.
Nel termine processo vengono sottolineati gli aspetti sequenziali dell'esperienza (quindi una successione di fenomeni nel tempo, legati da un filo conduttore) e si prefigura un percorso (movimenti e direzione): forse una visione pi√Ļ strutturata.
Nel termine gioco si possono riconoscere maggiormente gli aspetti del piacere, della possibilità e fluidità di movimento, dello sganciamento da un risultato, della compresenza di piani diversi e opposti, tra cui il concretamente presente e il presente rappresentato, evocato, fantasticato, immaginato, simbolico, il razionale e l'affettivo, ecc.; si possono riconoscere i movimenti della ricerca, della esplorazione, della sperimentazione, della verifica, della concettualizzazione, ecc., che sono propri della vita e della storia gruppale.
Il gioco si presenta come significativo per sé, sostenuto dal piacere che produce, in un certo senso afinalistico, slegato, per quanto riguarda il senso, dalla sua possibilità di utilizzo.
Si pu√≤ dire che la produttivit√† del gruppo dipende dalla possibilit√† di gioco del gruppo e ne √® direttamente proporzionale: pi√Ļ un gruppo pu√≤ giocare e pi√Ļ pu√≤ produrre.
Ma quando gioca, gioca; prescinde dai fini produttivi.

La situazione gruppale quindi può ritenersi come luogo di giochi.
E' un gioco, perché contiene insieme piani fantastici e reali: la realtà dell'essere lì, in carne ed ossa, a muoversi, parlare, ascoltare, osservare, ridere, scherzare, piangere, ecc., e il vissuto di altre collettività, altre risa, pianti o azioni;  i pensieri, le immagini, i collegamenti previsti e quelli imprevisti, che si affacciano in riferimento a una parola, a un gesto, a un discorso.
Nel gioco gruppale coesistono e si muovono in una danza prossemica di vicinanze e lontananze i vissuti individuali e quelli gruppali, quelli del qui e ora e quelli del passato, in una riattuazione di quel magma protomentale, che, diceva Bion, precede la differenziazione tra corpo e mente, tra Io e non Io, ovvero precede la discriminazione. Quindi diversi piani dell'essere umano possono coesistere nonostante la contraddittorietà (l'individuale e il gruppale, il qui e l'altrove, l'ora e un altro tempo, non ora).
Nella dimensione magmatica della gruppalit√† √® possibile assumere e attribuire delle parti, in un movimento inconsapevole di mutualit√†: posso giocarmi come se fossi te, credendo di essere non del tutto io, ma te. Per poi riprendersi nella successiva distanza/distinzione il proprio, quello che non √® pi√Ļ tuo.
Prendere e perdere, credere che il mio sia tuo o che il tuo sia mio per poi scoprirlo nostro, in un luogo di identificazioni proiettive, alimenta le possibilità di cambiamento e quindi di apprendimento.
Il gioco gruppale si alimenta del terreno della diversità e cresce nella complessità della compresenza di opposti.

Il fluire degli oggetti, il loro fluttuare talvolta e rimanere sospesi nell'aria, costituiscono  la dimensione del gioco: oggetti reali, così come nel gioco esistono oggetti reali e oggetti altrettanto reali, ma impalpabili.
Gruppo come luogo di gioco reale sia attraverso le presenze fisiche quanto attraverso le  presenze non fisiche. 
Nel luogo gruppale ognuno gioca contemporaneamente il proprio gioco e quello di tutti, talvolta direttamente, talvolta attraverso qualcun altro. Lo gioca in modo personale, ma il suo gioco vale per tutti e tutti si possono giocare in lui.
Da un gruppo:
¬ę L'innamoramento mi fa ancora una paura folle¬Ľ
¬ę Paura di perdersi nell'altro e di non venirne pi√Ļ fuori¬Ľ
¬ę Ci sar√† pure il modo di stare insieme senza perdersi l'uno nell'altro¬Ľ
¬ę Ognuno di noi √® un gruppo¬Ľ
¬ę Ho fatto un sogno di me, uomo e donna, che mi facevo carico di un bambino¬Ľ
¬ę Ho paura del gruppo perch√® mi ricorda la mia famiglia¬Ľ
¬ę La paura che ho qui e nella mia famiglia √® di rimanere qui, costretta¬Ľ
¬ę Mi √® piaciuto che tutto si sia svolto dentro al cerchio¬Ľ
Quando nel gruppo si può giocare con gli oggetti, reali e non, passano le emozioni e può arrivare anche il piacere: il piacere dell'intensità, oltre a quello del sollievo (per la condivisione del problema) o a quello del nutrimento (per l'introiezione di qualcosa di buono); anche quello della faticosa conquista.
Per questo il gioco gruppale è potenzialmente luogo di risorsa e di piacere. Necessita talvolta dell'aiuto per evitare di bloccare il gioco degli oggetti e con gli oggetti.
Se gli oggetti possono muoversi ed essere mossi, trattenuti e ridati, divisi e riuniti, cio√® se i giochi possono essere fatti, il gruppo si arricchisce ed arricchisce. Anzi pi√Ļ giochi possono essere fatti e pi√Ļ il gruppo si arricchisce ed arricchisce, in senso metaforico e reale.

Il gioco gruppale adulto parla dei giochi gruppali infantili ed adolescenziali, da quello familiare (il primo) a quelli successivi, scolastici, amicali, sportivi, ecc.; parla di quanto si è potuto giocare nel gruppo familiare.
Il gioco familiare ha potuto fluire attraverso le molteplici vie della relazione oggettuale? Si è potuto giocare con la paura, la meraviglia, la sorpresa, l'inclusione e l'esclusione, il dentro e il fuori, la richiesta e il rifiuto, la ragione e la fantasia? Hanno potuto fluire sia i momenti del Se individuale che di quello gruppale, il solo e l'accompagnato, il piccolo e il grande, ecc.?
Se il gioco non ha avuto troppi motivi di arresto, è possibile rigiocarlo da qualche altra parte. Se il gioco ha avuto motivi di arresto (per esempio nell'idea che non si possano giocare i contrari), non si potrà tanto giocare.
Ma a giocare si può sempre imparare. Le esperienze adulte ogni volta possono permettere di mettere in gioco, quindi di ribaltare i dati precedenti. O confermarli.
Il gruppo quindi come occasione di ribaltone, di cambiamento.
Il gioco della ragione e del vissuto, dell'analisi razionale e dell'emozione, del piano individuale e di quello complessivo gruppale; il gioco che dilata e riduce.
Il prodotto gruppale di volta in volta rappresenta la visualizzazione di una delle parti in gioco; talvolta emerge la parte cognitivo-razionale-analitica e il gruppo produce una teoria, altre volte la parte affettivo-emozionale e viene prodotta un'associazione, altre volte un parte idealizzante e compare l'ideologia. Non sono le uniche parti in gioco nel momento, ma sono quelle che vengono utilizzate nel momento. Sono ugualmente di ciascuno e di tutti.
Le proprietà del gioco di gruppo ne fanno il luogo privilegiato per la crescita, intesa come progressiva trasformazione (perdita e integrazione) in funzione dei cambiamenti interni ed ambientali.
Da anni l'istituto nel quale lavoriamo offre la dimensione gruppale come luogo di ricerca per la ¬ďcrescita¬Ē a chi ne fa richiesta.
E' difficile distinguere quale tipo di crescita (personale, professionale, culturale, cognitiva, emotiva...), perché sembra che siano tutte, non solo alcune.
Forse entrare in un'elencazione analitica delle diverse tipologie di crescita, quindi di acquisizione e di perdita, permetterebbe al materiale di acquisire una forma scientificamente pi√Ļ esatta, accademicamente accettabile, ma le impedirebbe di mantenere quel carattere pasticcione che √® della realt√† vissuta.
Questo spiega anche un po' l'impossibilit√† di raccontarla, perch√® √® il vissuto contemporaneo di pi√Ļ parti insieme, contemporaneamente uniche ed unite, non ci sono parole per dirlo, se non quelle del pasticcio, che fa anche un po' sorridere di piacere, cos√¨ come nel gioco, che un po' √® e un po' non √®; fa sorridere, ma fa star bene.

Gioco come presenza contemporanea di contrari, di opposti, uniti ma distinti, ovvero luogo di esercizio della propria facoltà di usare contemporaneamente e senza preclusioni simbiosi e ambiguità/ separazioni e chiarezze. Non è serio, ma dà piacere e benessere.
Dobbiamo però parlarne con il sorriso, forse perché da una certa epoca in poi si è pensato che semplice è meglio di complesso; che tutto è meglio che sia chiaro, piuttosto che nascosto.
Due frasi:
¬ę Non so che cosa sia successo, ma sento che ho imparato¬Ľ
¬ę Non sappiamo che cosa succede, ma i bambini si divertono (e cambiano)¬Ľ
Vissuti di cambiamento con la possibilità di non indagarli. Con la possibilità di prenderli.
Così come nel gioco molto passa senza sapere. Un materiale che si muove senza bisogno dell'analisi.

Non possiamo dire che l'attività di un gruppo sia proprio sempre gioco di gruppo. Riteniamo che lo sia in rapporto alla capacità di mobilizzazione e al grado di fluidità di movimento degli oggetti mobilizzati.
Ma il gioco gruppale si incaglia qualche volta. Succede quando i piani diversi non possono espandersi e rincontrarsi, invadere e ritirarsi, quando non possono coesistere, quando non possono girare dove l'insieme li porta e sono bloccati nelle intersezioni.

Il gruppo nel suo gioco verbale o non verbale, esplicito o implicito, manifesto o nascosto, sviluppa un movimento complesso, costituito da oggetti plurimi, che sono molti di pi√Ļ dei partecipanti, in movimento reciproco non lineare, per lo meno non della linearit√† della logica e della ragione. Sono i movimenti laterali delle associazioni, influenzati dalle emozioni, che ne accelerano o ne frenano il percorso.
Ciò che vive in un gruppo non è tutto percepibile, rilevabile, riconoscibile, né dall'interno né dall'esterno. Né lo è subito.
Qualcosa sì, però. Qualcosa subito, nel qui ed ora, qualcos'altro nel tempo e in altri luoghi.
Qualcosa è rilevabile dall'interno, come vissuto; qualcosa a distanza, in una funzione specifica, sulla soglia, fuori dalla partecipazione, ma dentro all'esperienza.
Questa funzione può intervenire a supporto dell'attività del gruppo per ripristinare la pervietà dei passaggi e quindi la fluidità di pensiero, azioni, affetti, emozioni. Non interviene a mettere o a togliere terreni di lavoro, per esempio attraverso indirizzi di percorso o forme organizzative, ma attraverso contributi sul tipo di intoppo che al momento può essersi presentato.
Non è necessario intervenire sul terreno di attività del gruppo e neanche sui suoi tipi di movimento, quanto sui punti di mancata pervietà.
Per questo questa funzione implica da un lato a) saper riconoscere nella complessità del gioco le componenti del gioco stesso, ma dall'altro b) anche avere superato la necessità di sostituirsi ai giocatori o entrare in quello che è il loro gioco. Ciò permette di intervenire soltanto quando il gioco rischia di non procedere e anche in questo caso con un contributo informativo, problematicizzante e non sostitutivo/propositivo.
Per questo non la si può considerare una funzione di conduzione, ma di aiuto-supporto. La sua presenza non può garantire il percorso, di cui è  autore il gruppo, ma permette che il gioco mantenga la sua fluidità e quindi anche le proprie potenzialità creative e produttive.

Presso il nostro Istituto in questi anni sono state molte le situazioni di attivit√† gruppale, potenzialmente di ¬ďgioco gruppale¬Ē, che sono state utilizzate in questi anni da persone di et√† anche molto diverse.
Abbiamo scelto infatti di proporre, accanto ad oggetti (informazioni, testi, materiali, giocattoli, ecc.), situazioni di gruppo, che potessero permettere una mobilizzazione e dei cambiamenti, quindi integrazioni e perdite, indispensabili per qualsiasi processo di avanzamento (crescita o apprendimento).
L'esperienza ha evidenziato l'efficacia della dimensione gruppale in questo senso. 
Ha confermato anche la necessità di utilizzare la funzione sopra descritta per aiutare il gruppo a rimanere nella possibilità del gioco gruppale, per mantenere quindi le potenzialità che ad esso sono legate, evitando e superando gli inevitabili blocchi.
Gioco gruppale coordinato, cioè non organizzato, ma aiutato alla pervietà dei suoi movimenti.

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