Il concetto di gioco: le radici della attività ludica

Autore: Prof.ssa Myrtha H. Chokler - Trad. prof. Luis Stoppiello

Il gioco è prima di tutto un diritto del bambino, una attività ludica, piacevole, essenziale che contribuisce alla costruzione della soggettività.

Lungo l'arco del complesso processo di costituzione dell'identità, uno degli strumenti privilegiati è proprio il gioco e, all'inizio in particolare, il gioco corporeo, sensoriomotorio e simbolico, i cui diversi livelli permettono la messa in atto e il dominio della motricità, la strutturazione dello spazio, la conoscenza e la comprensione progressiva della realtà e, allo stesso tempo l'espressione di sè assieme all'elaborazione e alla simbolizzazione di desideri, timori, potenzialità e fantasie inconsce.

In questa tappa diventano essenziali per il bambino i giochi autonomi, legati ad un primo livello: hanno come asse la sensoriomotricità, il piacere del movimento, il piacere della scoperta e l'appropriazione del corpo; a partire di tutto questo influiscono nell'organizzazione, la strutturazione,  la destrutturazione e ristrutturazione dello schema corporeo e della immagine del corpo e di sè.


Ludico: significato

Rimandiamo ad alcune fonti online per approfondire il significato di ludico:



Tutti i bambini giocano, e lo fanno di continuo. Giocare diventa una funzione vitale (come la respirazione), basata sul principio del piacere, il piacere della scoperta e del dominio progressivo del mondo e di se stesso. Il bambino, quindi, gioca: vuole, può e sa giocare, al suo livello e con i suoi propri strumenti. L'adulto diventa indispensabile, in quanto colui che garantisce le condizioni di sicurezza affettive del bambino, i materiali, lo spazio e il tempo sufficiente affinchè il bambino riesca a mettere in moto il suo impulso ludico, che compare per la sua propria motivazione, per la sua forza interna, per la sua "pulsione epistemica" legata ad una sua necessità essenziale di adattamento e di comprensione del mondo circondante.

Le prime interazioni del lattante con l'adulto sono le fonti originarie possibili di piacere. Rassicurato dal punto di vista affettivo dall'adulto attraverso la qualità del legame di attaccamento, il bambino attiva un processo semiotico, cioè costruisce dei segni e conferisce significato ad una serie di azioni sensoriomotorie, simboliche e cognitive che stanno alla base delle sue attività ludiche.

Il bambino può giocare nell'azione - può mettersi in gioco nell'azione - solo a partire della sua relativa sicurezza riguardo a tutto ciò che è divenuto integrato in se stesso. Può giocare a perdere di sè e a perdere dell'altro soltanto ciò che già sente di possedere intimamente o che sa certamente che può recuperare. Può giocare l'equilibrio e il disequilibrio in condizioni di intima sicurezza. Gioca a cadere o a saltare solo quando ha costituito con fermezza una immagine del suo corpo: prima di quel momento le fantasie di perdita, di insicurezza, di rottura dell'unità del corpo e la perdita dei riferimenti spaziali, di solito, fanno scattare l'angoscia. L'espressione più frequente è in questi casi  l'inquietudine, l'ansietà, la sovraeccitazione, l'impulsività, la disorganizzazione o l'inibizione. Questo lascia le sue tracce che bloccano l'attenzione, perturbano la disposizione per gli apprendimenti e stimolano un oltrepassare il limiti e l'aggressività.
 

Le funzioni del gioco nelle diverse fasi dell'infanzia

Il bambino non vuole soltanto constatare l'esistenza delle cose, conoscere e adattarsi attivamente alla realtà ma fondamentalmente vuole capire e ricreare la realtà. Il gioco diventa indispensabile per lo sviluppo intellettuale, motorio e affettivo del bambino e costituisce la "via regia" naturale di espressione. Il piacere risulta il motore e il risultato del giocare. Tramite il gioco, il bambino incorpora le nozioni basiche su se stesso, gli altri e il mondo. Impara a dominare e conoscere le parti del corpo e le sue funzioni, ad orientarsi nello spazio e nel tempo, a manipolare e costruire, a stabilire le relazioni con gli altri, a comunicarsi e a parlare. Tutti questi apprendimenti avvengono ad un livello non conscio.

Il gioco però diventa tale solo se esprime e garantisce i complessi processi di consolidamento del nucleo più intimo del sè e dell'identità. Non un esercizio di allenamento  e nemmeno una preparazione per compiti futuri, ma un modo di essere nel mondo qui ed ora.

Anche all'adulto capita di giocare, eppure, il suo gioco non ha lo stesso significato del gioco nel bambino: per l'adulto implica ugualmente piacere e contemporaneamente è collegato all'ozio, al distacco, al divertimento, al sollievo riguardo ai compiti e alle preoccupazioni quotidiane; per il bambino invece, il gioco è la vita, nonostante tutta la vita non sia il gioco.

Dal vissuto, l'esplorazione, la sperimentazione con oggetti semplici, la risonanza emotiva e il piacere condiviso poi con altri bambini o il mondo degli adulti, i bambini si pongono delle domande, all'inizio non verbali, costruiscono conoscenze, comparano i risultati, criticano e domandano agli altri, realizzando in questo modo i loro propri percorsi per imparare, in accordo alle proprie potenzialità globali, alle proprie caratteristiche ed ai propri interessi.

 

Il gioco nei primi anni di vita del bambino

I due primi anni di vita costituiscono un periodo essenzialmente sensoriomotorio e inizialmente troviamo tre tipi di attività pre-ludiche:

Durante le cure materne (alimentazione, cullare, sostegno) esistono giochi mutui nelle interazioni. Dopo, il proprio corpo del bambino, la scoperta delle sue mani come oggetto di succhiamento e di rasserenamento lo portano verso la ripetizione e riproduzione di sensazioni.
Più avanti, come indicatore di una tappa di maturazione del legame di attaccamento, compare un oggetto privilegiato che può sostituire parzialmente e per un tempo limitato l'adulto significativo nella sua funzione di accompagnamento o di consolazione, si costituisce come "oggetto transizionale".

Dalla mano come oggetto di conoscenza alla mano come strumento per conoscere e giocare.

La scoperta, prima, e l'utilizzo delle sue proprie mani come oggetto di gioco, dopo, costituisce un momento fondamentale nello sviluppo infantile. Incomincia con una comparsa casuale della mano , come un oggetto qualsiasi dentro il campo visivo, un qualcosa che prima non attirava l'attenzione e adesso capta la sua attenzione. Quando tramite i movimenti non intenzionati, riflessi, la mano esce dal campo visivo, il bambino tratta di ricuperarla di nuovo. En quel momento, la mano diventa un oggetto "pertinente" di esplorazione, di conoscenza e di gioco.

Il risultato di riuscire a rimettere davanti i suoi occhi una delle mani o le due, e il posteriore dominio di quel coordinamento, implica l'integrazione propriocettiva e visiva di quel circuito: oggetto attrattivo, percezione visiva, cinestessia e motricità volontaria. Costituisce una circolarità integrativa dello schema corporeo e dell'unità dell'immagine di sè.

Si può pensare che all'inizio il bambino "non fa muovere la sua mano", ma che guarda con attenzione che si sposta. Questa condotta progredisce rapidamente con gesti più complessi. Subito comincia "a far muovere" le mani davanti i suoi occhi. Le allontana, le avvicina, di solito una alla volta, apre e chiude le dita, prende o aggancia una mano con l'altra, la sgancia, scopre e perfeziona movimenti delle sue mani che dopo realizzerà con gli oggetti.

      All'inizio del secondo trimestre il bambino, mentre esercita le sue mani, riceve informazione sulle sensazioni che gli oggetti provocano su di loro, sulle loro possibilità di movimenti attraverso il contatto e collegati alle forme, il peso e l'ordito degli oggetti. L'attenzione si focalizza, in questa tappa, soprattutto nella mano in quanto oggetto di conoscenza, in un processo di scoperta, incorporazione, esercitazione e dominio progressivo. Questo gli permetterà poi, e spostando l'interesse centrale dalla mano verso l'oggetto, trasformarla in una ferramenta ogni volta più abbile, per l'esplorazione, la sperimentazione e l'utilizzo degli elementi a cui accede.

      Il bambino tira la mano verso l'oggetto, lo spinge, guarda come si sposta, lo passa da una mano all'altra, lo tocca con entrambe le mani, lo scuote, l'allontana, l'avvicina verso il volto o alla bocca. L'esplorazione e la manipolazione, sin dal quarto mese circa, è già un'attività autonoma complessa basata su un'incitazione interna forte e persistente, propria del bambino e che appare quando spontaneamente quando nel contesto si hanno disposte le condizioni di sicurezza affettiva, spazio, giocatoli or oggetti leggeri, prensili e sicuri a portata di mano, perchè lui riesca a manipolarli. Gli oggetti non devono essere troppi piccoli perchè così riesce a prenderli e portarli alla bocca e succhiarli senza rischi e, inoltre, riuscirà a gettarli e batterli. Le sensazioni promosse da questi oggetti nelle sue mani e nella sua bocca sembrano di essere l'obiettivo primordiale.

      Il bambino, a partire dal secondo semestre realizza delle azioni più complesse e svolge la sua attenzione in maniera predominante verso la ricerca di effetti della sua manipolazione degli oggetti, verso la comprensione delle relazioni fisiche e topologiche, più che all'esplorazione delle sensazioni che questi oggetti provocano nelle sue amni.

      Verso i 18-24 mesi la manipolazione smette di essere un'attività indipendente per integrarsi ad un gioco più organizzato e più complesso. Il bambino è passato di un'esplorazione tattile e motoria, in cui prevaleva l'organizzazione e l'interrelazione percettiva e tattile, cinestesica e multisensoriale (in particolare visiva), verso un'attività in cui la base continua ad essere la manipolazione però la sua finalità, l'interesse e la significazione nello sviluppo cognitivo diventa più complessa e differenziata, focalizzata verso le relazioni degli oggetti in sè e tra gli oggetti o l'oggetto come intermediario nelle relazioni sociali.

      Il grande sviluppo dell'abilità manuale (dovuto alla maturazione della corteccia cerebrale e delle vie di associazione) e delle rappresentazioni mentali si appoggiano reciprocamente, assicurando in questo modo l'aggiustamento progressivo delle esperienze di manipolazione che tendono ad una meta autoproposta, il cui progetto, pianificazione e anticipazione stanno collegate con le crescenti competenze di attenzione e osservazione selettiva e persistente.

      Durante il secondo trimestre, dai 3 ai 6 mesi, il bambino manipola un oggetto, lo prende, lo guarda, lo capovolge, lo muove, lo tocca, lo porta in bocca, lo allontana, si aggrappa a lui, ecc. L'intenzione è appropriarsi dell'oggetto, conservarlo in mano, girandolo per conoscerlo e riconoscerlo, e tutto ciò gli provoca stati espliciti di giubilo.

      La presentazione delle diverse forme di manipolazione differiscono molto fra di loro. Sono state descritte più di 100 forme nel primo anno di vita del bambino. Le più frequenti all'inizio sono: sostenere-guardare, battere un oggetto contro un qualcosa, stringere e slacciare in modo ripetuto, passare un oggetto da una mano all'altra, lasciare cadere e riprendere, capovolgere e muovere con una mano, toccare-palpare.

      A partire dal 7-8 mese, e fino al secondo anno, il bambino si interessa esclusivamente per un oggetto  nella sua mano, ma gioca ad allontanarlo e sfregarlo contro il pavimento, o lo passa da una mano all'altra mentre lo segue con il suo sguardo. Costituisce un primo passo per rischiare a lasciarlo e poi ricuperarlo. Poco tempo dopo, lasciare e riprendere diventano un gioco intenzionale ripetuto spesso. Si interessa quindi in due oggetti contemporaneamente e gli fa interagire, batte uno contro l'altro, sostenuti uno in ogni mano o batte un oggetto che sostiene in una mano contro un altro che è più lontano.

      Mette un oggetto dentro l'altro ed esperimenta com'è scuoterlo, rovesciarlo, capovolgerlo, ripete l'azione tante volte e compara gli oggetti. Esistono innumerevoli varianti di questo gioco.

      L'espressione della mimica e del gesto rendono conto di percezioni, immagini e sequenze di pensieri comparsi dall'infinita varietà e sottigliezza del gioco manuale iscritti e disponibili nella sua psiche. L'esplorazione visiva e la manipolazione, allo stesso tempo campo di sperimentazione e modo di espressione del vissuto emotivo del bambino, sono la fonte di un feedback reciproco durane il quale si elaborano sistemi complessi di rappresentazione e semiotizzazione.

      Dallo stesso modo che, nel bambino più grande, la ritrazione del linguaggio è un segno importante e significativo di sofferenza nei confronti con una perdita o una separazione grave, la quantità e, in particolare, la qualità del gioco manuale diminuisce notevolmente quando il bambino deve supportare cambiamenti della vita che lo disorganizzano. In questo senso, le attività manuali sono più sensibili delle posturali. Le più fragili sono naturalmente le forme più recentemente acquisite, a eccezione di lasciare e prendere l'oggetto che, invece di diminuire, presentano una crescita importante che può arrivare fino alla stereotipia.

I primi giocatoli

      Quali sono gli oggetti che più interessano ai bambini in questa prima tappa:

      I primi sono, senza dubbi, il volto, le mani, il corpo e i vestiti delle persone significative che il bambino intenta prendere, aggrappare ed esplorare. È l'attitudine dell'adulto, il piacere, il sorriso o la sfida che trasformano quella attività in "gioco". Dopo quello più importante è la propria mano del bambino. Per questa ragione è conveniente che lui riesca a indagare la sua mano in un modo comodo e da una postura che garantisca la sua sensazione totale di equilibrio.

      Dopo i 2-3 mesi di età, si consigliano tutti quegli oggetti che riescano ad essere presi facilmente: un fazzoletto di cottone, dopo cerchi, piccoli oggetti di tessuto morbido e leggeri con cui non abbia pericolo di farsi del male.

      In sintesi, il gioco in questa tappa consiste nell'esplorazione, la sperimentazione e le ripetizioni di tipo motorio che, inizialmente hanno una finalità di adattamento però che sono ripetute per il solo piacere della scoperta dell'esercizio funzionale e servono per la consolidazione di tutto ciò acquisito.

      Molte attività sensoriomotorie diventano in questo modo un gioco: spostamenti molteplici, rotazioni, giri, oscillazioni, allungamenti, arrampicate, equilibri e disequilibri autoindotti. Per tutto questo ha bisogno di uno spazio sufficientemente ampio e sicuro.

      Quando il bambino inizia a vagare in tutti i modi possibili ( rollare, strisciare, quadrupede, inginocchiato o in piede) gli piace molto arrivare, strofinare con le punte delle dita, trascinare, spingere giocatoli, gettarli lontano, raccogliere, ecc.

      Il simbolismo ancora è assente nel pensiero infantile, nonostante ci sia presente come germoglio attraverso le primissime imitazioni di reazioni, le ecoprassie e le ecolalie.

      Sperimentare le proprietà fisiche degli oggetti, relazionarli tra di loro, svuotare e poi riempire contenitori, disperdere e riunire, introdurre e tirare fuori oggetti che erano all'interno di altri oggetti, ecc. sono tutte attività essenziali dal punto di vista della costituzione del sè, dell'organizzazione dei coordinamenti motori, delle nozioni spazio-temporali, del suo schema corporeo, delle relazioni affettive e dell'integrazione delle regole sociali.

Dai due ai sei anni   

      Costituisce un lungo e particolare periodo con delle trasformazioni psichiche molteplici durante il quale il bambino aggiunge all'esplorazione e la sperimentazione ogni volta più variegata e complessa del mondo circondante, l'utilizzo di un incipiente e dopo abbondante simbolismo.

      Gli inizi del gioco simbolico se ritrovano nel gioco iniziale di comparire e scomparire (nelle ecoprassie, nelle ecomimie e dopo nell'imitazione) : Dov'è?, Qui c'è. Dopo il bambino riproduce frammenti di scene della vita reale, modificandole d'accordo alle sue necessità.

      I simboli acquisiscono la sua significazione in un'attività di metamorfosi dell'oggetto che va conformando mediante il riconoscimento di certi attributi degli oggetti della realtà, di suoi parametri più definiti e di suoi spostamenti ad altri oggetti: la caratteristica è il fare "come se" -  un pezzo di legno piccolo diventa un cucchiaio che batte contro un oggetto che fa di piato, una scatola di cartone diventa un camion, un aro diventa il volante di una machina, un bastone diventa un cavallo, un contenitore diventa una pentola, una barca, un letto, ecc.

      Il bambino ricrea gli oggetti e gioca i ruoli sociali delle persone e le attività che lo circondano (il papa, la mamma, il maestro, il medico) e ciò gli permette comprendere ed elaborare i conflitti immaginari.

      In questo secondo livello la realtà nel gioco si sottomette ai suoi desideri e necessità. I giochi corporali diventano più complessi e si perfezionano: equilibri e disequilibri, arrampicare, salti, cadute, corse, uniti ad un personaggio, ad una mimica (propri del gioco simbolico, della sua narrativa e che appuntano all'affermazione del sè e della sua differenziazione dell'altro).

      Appartengono proprio a questa tappa:

La propria fabbricazione di oggetti.

I giochi di distruzione e ricostruzione simbolica dell'altro collegati alla relazione con l'adulto e con i pari.

I giochi di presenza e assenza (comparsa-scomparsa, il gioco del nascondiglio), collegati  alla costituzione della permanenza di sè, dell'altro e dell'oggetto.

I giochi di persecuzione (acchiappare-essere acchiappato, divorare-essere divorato, il lupo, il coccodrillo), collegati a ansietà e fantasie primitive.

I giochi di onnipotenza e di identificazione con l'io ideale.

I giochi di identificazione con l'aggressore e di cambiamenti di ruoli.

      La costruzione di case e rifugi come estensione e proiezione dell'immagine di sè, l'identificazione sessuale e l'integrazione dei ruoli sociali, si presentano spesso con delle caratteristiche diverse nei maschi e nelle femmine:

      Nelle femmine di solito prevalgono, nonostante non siano escludenti, i giochi centripeti di avvicinamento al corpo, di ripiegamento gestuale, di abbracci, di avvolgimenti del corpo, giochi di cure corporali e di riparazione, di coordinamento e destrezza manuale, giochi con bambole e travestimenti elaborati.

      Nei maschi di solito prevalgono i giochi di espansione, di competizione motoria, di potere e forza, di acrobazia, di velocità, di aggressione con fucili, spade, di apertura ed estensione del corpo, i travestimenti generalmente sono meno elaborati e solo hanno bisogno di un elemento che rappresenti simbolicamente i suoi attributi.

      Il gioco simbolico, uguale alle costruzioni, hanno una grande importanza: torri, incastri, puzzle, tagliare, disegno, colorare, incollare, modellare, le canzoni infantili, i racconti, ecc. Sono tutti i precursori di un pensiero più elaborato, con attività di manipolazione e operazione di simboli, richiesti per l'apprendimento del linguaggio, della lettura, della scrittura, delle matematiche, della segnaletica urbana, inoltre che per la comprensione e l'integrazione dei valori, delle regole e le leggi sociali e la sua espressione simbolica.

      Dai sei anni alla pubertà

      L'evoluzione del gioco, gli interessi e l'esperienza sociale, inoltre l'espansione dell'esplorazione, l'indagine e produzione di oggetti, introdurre il predominio in questa nuova tappa del Gioco di Regole.  Dobbiamo sottolineare che le caratteristiche di esplorazione e di piacere sensoriomotorio, di imitazione, di simbolizzazione o di ruoli sociali che emergono nelle fasi precedenti, sin dai primi mesi di vita, si integrano ai nuovi giochi, si perfezionano o si strutturano, ma non scompaiono. Di fatti, ancora nel gioco degli adulti è possibile osservare la presenza dei tratti propri delle esperienze ludiche precedenti.

      Il terzo livello di giochi che si organizza dopo i 6-8 anni, è costituito dalle attività ludiche regolate che esigono una maggiore strutturazione dell'Io, un maggiore decentramento emotivo o una minore proiezione affettiva inconscia, cioè, capacità per mettersi al posto dell'altro, per l'integrazione della legge e per la comprensione delle norme elaborate ogni talvolta più simbolicamente e più efficaci nella socializzazione.

      La maturazione fisiologica e psichica della capacità di attenzione permette proprio a quest'età di seguire, comprendere pienamente e integrare delle consegne che non provengano esclusivamente dalla sua propria motivazione, della sua propria motivazione, della sua propria iniziativa e, quindi, adattarsi attivamente alle proposte degli altri (pari e adulti). Perciò, proprio a partire di quest'età alcuni bambini riescono a integrare la legge e, quindi, produrre e accettare le regole che tutti i giocatori devono rispettare. Per questo ci vuole la comunicazione, la cooperazione, la tolleranza alla frustrazione, la capacità di attesa, perchè senza la collaborazione di tutti e l'intendimento di tutti non c'è gioco. Questo aiuta ad un coordinamento dei diversi punti di vista, molto importante per il sociale e il superamento dell'egocentrismo.

      Attenzione però, tutto ciò non significa che, a volte, sottomettersi, adattarsi passivamente, ubbidire senza capire, tutto allo scopo di essere accettato dall'altro e con la fantasia che si condivide l'emozione della gioia e il piacere dell'altro, ma, se non possiede la maturazione sufficiente per l'attenzione focalizzata e la possibilità di sostenere un tempo il mettersi nel posto altrui, tutto ciò gli risulterà nei fatti di immaginare ciò che l'altro ha nella sua mente e che cosa le viene proposta nel gioco o nell'apprendimento. Questo è direttamente collegato col processo di decentramento di cui tanto ne parlò Piaget, quanto altri ricercatori attuali.

      I giochi come il nascondersi, correre agli altri ed essere corso dagli altri, tutte le sue varianti, i giochi d'ingegno e i giochi di destrezza motoria globale regolati in un modo complesso come nelle gare di competizione a correre, ad arrampicarsi, a saltare o nella manipolazione, la memoria e la strategia come nei giochi con le figurine, con le palline, con i giochi di costruzione, con i giochi da tavola, il ludo, le carte, l'oca, gli scacchi, ecc. richiedono anche del rinforzamento della maturazione psicologica, affettiva, cognitiva e sociale.

SUGGERIMENTI SUI GIOCHI E GIOCATOLI APROPRIATI PER OGNI ETÀ

      I bambini possono giocare a tante cose senza giocatoli però hanno bisogno di uno spazio e, generalmente, di oggetti, in particolari quando sono piccoli. All'interno del gioco, i giocatoli svolgono una funzione di appoggio, specialmente quelli che permettono le variazioni e la molteplicità di significati. Alcuni riproducono la realtà in un modo molto preciso e perciò sono i meno indicati per i bambini.

      I giocatoli già costruiti sono anche oggetti con un valore simbolico per utilizzare nel gioco, ma realizzati specificamente per quel uso e in generale con delle funzioni specifiche integrate sin dal loro disegno.

      I bambini hanno bisogno di materiali semplici per il gioco, con essi sempre avranno un qualcosa da esplorare e da fare in ogni nuova tappa del loro sviluppo. Non hanno bisogno di costosi giocatoli però si che diventino sicuri e che la sua manipolazione non implichi alcun rischio nè alcuna precauzione per cui il bambino non sia pronto. Devono, quindi, essere di facile manipolazione e in maniera autonoma, non tossici.

      A una certa età, l'acqua, la sabbia, le scatole, i contenitori, i fogli, gli oggetti di colori diversi e i palloni in tessuto, sono migliori dei giocatoli attraenti e acquisiti. L'importante è la creatività, i cambiamenti, le trasformazioni, le costruzioni che producono i bambini con gli oggetti.   

      I giocatoli assai sofisticati e che esigono movimenti semplici a ripetizione (a partire di uno stimolo, tutto lo fa il giocatolo e il bambino non fa niente), sono quelli che in minor modo contribuiscono allo sviluppo, perchè la sua attività creativa con quel tipo di oggetti è molto ridotta.

      Se mettiamo nelle mani di un bambino piccolo una macchina a controllo remoto, quasi tutta l'attività si ridurre a premere un tanto e a seguirlo perchè non può controllare il movimento della machina nello spazio: questo è molto poco e povero nei confronti con le possibilità che offrono alcuni pezzi di legno, con cui i bambini "fabbricano" una machina, un garage, una pista e che lui organizza a secondo il suo piacere (e che può rappresentare tante classi di macchine e tutt' altro. "L'essenziale è che il bambino giochi con i giocatoli e non i giocatoli con il bambino" (Tardos Anna).

      Risulta quindi indispensabile, offrire al bambino il materiale che gli consenta di esperimentare, ricreare a suo aggio e quando ne abbia voglia, produrre per se stesso  certe attività simboliche che arricchiscano la sua azione.

      In un ambiente sicuro i bambini prendono da soli le sue proprie decisioni. Imparano meglio dalle sue proprie iniziative, inquietudini e domande che li portano a cercare le loro proprie alternative, trovare da soli le soluzioni e processare gli ostacoli e gli errori.

I bambini hanno anche il bisogno di giocare da soli. I giochi con gli adulti è un'importante forma di comunicazione, però l'alternanza col giocare da soli permette che il bambino dia corso alla sua propria fantasia senza dipendere dello sguardo, delle aspettative e/o giudizi dagli adulti.

I BAMBINI E LA TELEVISIONE

      Se bene la televisione distrarre e diverte ai bambini, è importante ricordare che la scelta dei programmi è una responsabilità degli adulti. Fino alle età di 2 o 3 anni, l'immagine della televisione affascina (nel peggio dei sensi), lascia imprigionato al soggetto senza le possibilità di scegliere, di distaccarsi dallo stimolo e nè di pensare.

      La televisione è particolarmente inadeguata in quelle età: sottomette il bambino, la cui necessità essenziale è il movimento, l'azione e la relazione, ad una situazione di passività e di recettività passiva di stimoli, senza riuscire ad analizzare, comprendere, comparare nà utilizzare quelle immagini in maniera creativa

      Molti prodotti della televisione per i bambini soltanto stimolano l'adesione emotiva indiscriminata, l'eccitazione o i timori e panico infantili, dovuto alla pregnanza dell'immagine. In questo senso, è conveniente riflettere sui programmi di televisione, sui modelli e sui valori sociali che trasmettono (a volte in maniera subliminale) e sull'influenza di questo mezzo audiovisivo nella formazione integrale del bambino.

      La televisione usata in un modo adeguato, può nonostante, diventare a età scolastiche, uno strumento interessante di informazione, di accesso alla conoscenza, di identificazione e di apprendimento.                            

 

 

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